Termolionline: in caso di infarto ...

08.05.2026 15:02

«In caso di infarto, come si garantisce un intervento entro tempi compatibili con la sopravvivenza?»

 

TERMOLI. Il Comitato San Timoteo torna ad alzare il livello dello scontro sul futuro della sanità molisana e lo fa con un documento durissimo, nel quale convivono preoccupazione, rivendicazione e una richiesta precisa: «Non chiedete ai cittadini un atto di fede». Dopo la pubblicazione dei Decreti commissariali n. 63 e n. 64 del 30 aprile 2026, che danno attuazione al nuovo Programma Operativo sanitario 2026-2028 della Regione Molise, l’associazione guidata da Nicola Felice rilancia la mobilitazione e punta il dito soprattutto contro le incognite ancora aperte sull’emodinamica del San Timoteo di Termoli.


Il Comitato parte da quello che definisce un risultato importante: il mantenimento del Punto nascita del San Timoteo. Una decisione che viene letta come il frutto di anni di battaglie civiche, politiche e giudiziarie, culminate anche nella sentenza del Tar Molise del 2021 che annullò la sospensione del servizio. Per Nicola Felice quel pronunciamento resta «la dimostrazione concreta che quando un territorio si muove con determinazione e argomentazioni solide la difesa dei servizi essenziali può produrre risultati». Ma il presidente del Comitato chiarisce subito che non intende trasformare la vicenda in una guerra territoriale tra ospedali o province. «Questa non è e non deve essere letta come una vittoria di Termoli contro Isernia», sottolinea il documento.

Ed è proprio sul futuro del Punto nascita di Isernia che il Comitato apre un nuovo fronte di riflessione. La sostituzione del reparto con un Centro di maternità, secondo Felice, non può essere considerata equivalente sotto il profilo della sicurezza sanitaria. «Accompagnare una gravidanza non significa poter gestire sul posto urgenze ostetriche e neonatali», osserva il presidente del Comitato, evidenziando i rischi che potrebbero emergere soprattutto nelle aree interne della regione, già penalizzate da distanze, carenze infrastrutturali e tempi di percorrenza elevati.

Ma il cuore politico del documento riguarda soprattutto il DCA 63 e il nuovo assetto della rete ospedaliera regionale. Il decreto conferma il Cardarelli di Campobasso come Hub centrale delle reti tempo-dipendenti, lasciando al San Timoteo il ruolo di presidio Spoke. Una scelta coerente con il modello organizzativo nazionale “Hub & Spoke”, ma che per il Comitato non risolve il nodo cruciale: cosa accadrà in caso di emergenza cardiologica nel basso Molise?

È qui che Nicola Felice alza i toni e pone domande molto dirette alla struttura commissariale e alla politica regionale. «In caso di infarto, come si garantisce a un cittadino del basso Molise un intervento entro tempi compatibili con la sopravvivenza?», chiede il Comitato, parlando apertamente di un problema che coinvolge non solo Termoli ma anche l’intero hinterland costiero, l’area industriale, i comuni interni e le zone di confine con Abruzzo e Puglia.

Per il Comitato non bastano più i richiami teorici alle linee guida Agenas o ai modelli organizzativi nazionali. Servono numeri, dati, tempi reali e responsabilità chiare. L’associazione vuole sapere quanto impiega realmente il 118 a trasferire un paziente con infarto dal basso Molise verso Campobasso o altri centri specializzati, quali strutture siano effettivamente operative nella rete dell’emergenza e chi risponda nel caso di ritardi incompatibili con la gestione di patologie tempo-dipendenti. «Ai cittadini viene chiesto un vero e proprio atto di fede», denuncia Felice, contestando il fatto che molti studi tecnici richiamati nei decreti non siano stati pubblicati integralmente né resi facilmente accessibili.

Da qui nasce una piattaforma di richieste molto precisa. Il Comitato chiede di conoscere il destino dell’emodinamica del San Timoteo, di avere dati concreti sui tempi di percorrenza del sistema di emergenza, di ottenere garanzie sul rafforzamento del Punto nascita di Termoli attraverso personale e tecnologie adeguate e soprattutto di aprire un confronto pubblico vero che coinvolga amministratori, operatori sanitari, associazioni e cittadini.

Nel documento emerge anche una critica più ampia all’impostazione della programmazione sanitaria regionale. Per Felice, il Molise non può essere governato esclusivamente attraverso criteri economici e parametri standardizzati pensati per territori molto diversi. «La salute non può essere una competizione tra territori», scrive il Comitato, respingendo qualsiasi contrapposizione tra Termoli, Campobasso, Isernia e Agnone. La regione, ricorda l’associazione, ha una popolazione anziana, una bassa densità abitativa e una rete infrastrutturale fragile, resa ancora più problematica dagli eventi idrogeologici degli ultimi mesi. In questo scenario, sostiene il Comitato, la sanità dovrebbe essere “più vicina e più sicura”, non semplicemente più accentrata.

Il San Timoteo viene così definito «presidio essenziale per il basso Molise». Difenderlo, secondo il Comitato, significa tutelare non soltanto i residenti ma anche lavoratori, turisti e comunità di confine, riducendo inoltre la mobilità passiva verso altre regioni e creando le condizioni per aumentare quella attiva, con possibili benefici economici per l’intero sistema sanitario molisano.

Nel finale del documento, Nicola Felice torna infine sulla battaglia storica del Comitato: ottenere deroghe al Decreto ministeriale 70 del 2015, il cosiddetto decreto Balduzzi. Una richiesta che da oltre tredici anni accompagna le mobilitazioni del San Timoteo e che oggi viene rilanciata con forza attraverso l’idea di un “Decreto Molise” nazionale capace di riconoscere le specificità territoriali della regione. Nel frattempo, il Comitato annuncia che continuerà a vigilare sulla situazione sanitaria regionale e non esclude nuove iniziative istituzionali e giudiziarie «a tutela della salute pubblica dei cittadini molisani».

EB

 

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