Sanità: LEA 2024
Sanità: basta la sufficienza dei LEA?
I LEA 2024 sono arrivati. Il Molise, per la prima volta, supera la soglia di garanzia in tutte e tre le macroaree: prevenzione, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera.
Sulla carta, siamo finalmente “promossi”. Ma per chi vive e lavora nel Molise, per chi ogni giorno entra negli ospedali o prova a prenotare una visita, i conti non tornano.
I punteggi parlano chiaro: 70 in prevenzione, 62 nell’assistenza distrettuale, 60 nell’ospedaliera. Sessanta è la soglia minima: significa che sul fronte ospedaliero il Molise è esattamente sul filo del rasoio, ultimo gradino per restare nel perimetro della garanzia. E nell’assistenza distrettuale siamo il secondo peggior risultato d’Italia, appena sopra la Calabria.
Il Nuovo Sistema di Garanzia usa 27 indicatori “CORE” per misurare l’erogazione dei LEA: vaccini, screening oncologici, assistenza domiciliare, gestione delle malattie croniche, ricoveri evitabili, consumi di antibiotici, strutture residenziali, volumi chirurgici, tagli cesarei e altro ancora.
A ognuno viene attribuito un punteggio da 0 a 100, e la media pesata fa il punteggio regionale. È un sistema sofisticato, ma lo stesso Ministero avverte: superare la soglia non vuol dire, automaticamente, che l’accesso alle cure sia semplice, tempestivo e uguale per tutti.
Osservando i dati in prevenzione il Molise nel 2023 era sotto soglia, nel 2024 sale a 70.
Un miglioramento va riconosciuto: vuol dire che su vaccini, controlli e parte della sanità pubblica si è recuperato. Ma restiamo ancora molto lontani dalle regioni di testa, che viaggiano da 90 punti e oltre.
Gli screening oncologici, in particolare, continuano a mostrare coperture basse e un forte divario tra Nord e Sud, con il Molise inserito in quel quadro critico.
In molte zone del Molise questo si traduce in campagne poco percepite, difficoltà a raggiungere i punti in cui gli screening sono organizzati, famiglie che si arrangiano come possono.
Più delicata è la fotografia dell’assistenza distrettuale:il Molise passa da 61 (2022) a 73 (2023) per poi ricadere a 62 nel 2024. E’ l’area che dovrebbe garantire medicina di base, assistenza domiciliare, gestione delle cronicità, specialistica ambulatoriale, residenzialità socio‑sanitaria. Se l’indicatore scende e si ferma appena sopra la sufficienza, vuol dire che qualcosa si è inceppato: l’anziano seguito a casa, il paziente cronico preso in carico con continuità, il disabile sostenuto in un percorso strutturato, restano spesso buone intenzioni sulla carta.
Nel Molise si nota che ogni giorno: il medico di famiglia difficile da trovare o da sostituire, l’ADI che non sempre arriva nei tempi giusti, l’odissea per una visita specialistica pubblica.
La conseguenza è quella che denunciamo da anni: o si rinuncia alle prestazioni, o si mette mano al portafogli, o si va fuori regione.
Per l’area ospedaliera: 60 punti. È il voto minimo per non essere bocciati. Basta questo per capire quanto la rete ospedaliera molisana sia in equilibrio precario. Gli indicatori guardano all’appropriatezza dei ricoveri, ai volumi degli interventi chirurgici complessi, ai tagli cesarei, agli esiti delle patologie tempo‑dipendenti.
Quando un sistema sta “al minimo”, significa che ogni ulteriore taglio di personale, ogni depotenziamento di reparto, può farlo scivolare sotto soglia.
Anche il San Timoteo, unico presidio ospedaliero per l’intero basso Molise, pur avendo avuto di recente qualche dei miglioramenti, resta comunque dentro questo quadro.
Da oltre tredici anni il nostro Comitato denuncia carenze croniche di medici e infermieri in pronto soccorso, cardiologia, ortopedia, ginecologia, radiologia; reparti che tengono in piedi i turni con grande fatica e abnegazione; servizi fondamentali, come l’emodinamica, oggetto di annunci, ripensamenti e incertezze.
A tal proposito si ricorda la vicenda del Punto nascita, salvato solo grazie a una lunga battaglia civica e alla sentenza del TAR. E’ l’esempio più evidente di come i LEA “garantiti” non bastino a proteggere davvero i servizi se manca una volontà politica forte e coerente.
C’è poi un indicatore nuovo, introdotto proprio nel 2024, che ci riguarda da vicino: la rinuncia alle prestazioni per problemi organizzativi o economici.
È il tentativo di misurare quella realtà che noi raccontiamo da anni: visite rinviate, esami impossibili da prenotare, famiglie costrette al privato o al viaggio fuori regione. In altre parole, cittadini che si sentono costretti a rinunciare a un diritto costituzionale.
Nessuno, in primis i politici e gli amministratori, si può accontentare della sufficienza tecnica e dimenticando che quei numeri non fotografano la fila al pronto soccorso, il disagio di chi fa chilometri per una visita, la paura di chi aspetta un’ambulanza sapendo che l’ospedale più attrezzato non è dietro l’angolo.
Come Comitato San Timoteo non lo abbiamo mai fatto, e non cominceremo certo adesso!
Prendiamo atto dei dati, li leggiamo con rispetto, ma rifiutiamo l’uso trionfalistico delle tabelle quando le persone vivono un’altra realtà.
Chiediamo che utilizzare questi risultati non per autocelebrarsi, ma per aprire finalmente un confronto serio e trasparente sul perché, nonostante la “promozione” formale, restiamo tra le ultime regioni in Italia e sul perché il Basso Molise continui ancora a pagare il prezzo più alto.
Continueremo a chiedere un “Decreto Molise” vero, con risorse straordinarie e deroghe mirate per garantire emodinamica, punti nascita e servizi tempo‑dipendenti nei territori fragili; continueremo a vigilare sul Programma Operativo 2026‑2028; continueremo a portare nelle sedi istituzionali e nella stampa la voce di chi il sistema sanitario lo vive sulla propria pelle.
Va poi ricordato un punto essenziale, troppo spesso trascurato nel dibattito pubblico: la sufficienza dei LEA nelle tre macroaree è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per consentire al Molise di uscire dal commissariamento che dura da oltre 17 anni. Per tornare alla gestione ordinaria, infatti, non basta la promozione tecnica sui LEA, ma occorre conseguire per due anni consecutivi l’equilibrio del bilancio sanitario regionale.[6][7][2]
Solo questo traguardo potrà aprire davvero la strada al ritorno della piena programmazione sanitaria nelle mani del Consiglio regionale del Molise, restituendo alla politica regionale la responsabilità diretta delle scelte organizzative e strategiche.
Per questo il dato 2024 va considerato un passaggio importante, ma non un punto di arrivo. La vera sfida comincia adesso: consolidare i LEA, rafforzare i servizi, riequilibrare i conti e soprattutto trasformare una sufficienza sulla carta in una sanità che i cittadini possano riconoscere come efficiente, vicina e degna di questo nome.
Non ci accontenta un Molise “al minimo sindacale”. Vogliamo un sistema sanitario che non costringa nessuno a scegliere tra aspettare, pagare o andare via. E finché questo obiettivo non sarà raggiunto, il Comitato San Timoteo resterà, come sempre, dalla parte dei cittadini, con lo stesso spirito di servizio con cui abbiamo iniziato tredici anni fa.
Termoli 11 luglio 2026 Nicola Felice
Presidente Comitato San Timoteo